La Rai digitale raddoppia i canali (da Libero.it)
Intanto si fa in quattro. Torino,
Milano, Roma e Napoli diventano centri di produzione e gestione di
alcune reti. Poi i canali della Rai presenti sul digitale terrestre
diventano dodici. E se il piano editoriale per il biennio 2010-2012,
che arriva in consiglio di amministrazione mercoledì, dovesse
decollare, non è detto che il bouquet della Tv di Stato non si allarghi
ulteriormente. Magari puntando al raddoppio. L’importante è diventare
il primo broadcasting europeo. Insomma, chi voleva una Rai reclinata su
se stessa, destinata a giocare in difesa senza rinunciare a cercare il
gol ha sbagliato i conti. Il progetto elaborato dai quattro
“moschettieri” di viale Mazzini, ovvero i quattro vice di Mauro Masi,
direttore generale della Rai, con l’elaborazione finale di Antonio
Marano, se approvato, porterà nell’etere digitalizzato un prodotto
appetibile. Piano editoriale che Libero è in grado di anticipare.
Le tre sorelle
Il punto di partenza, ovviamente,
riguarda le reti storiche della Rai, Uno, Due e Tre. In prospettiva
dovranno essere sempre più generaliste e sempre meno settoriali. Le
rubriche dedicate a specifici argomenti e la fascia non strategica
dell’informazione finiranno su gli altri canali. La terza rete, invece,
sarà sempre più regionale, vicina al territorio, in modo da fidelizzare
i telespettatori. Questo passaggio, nel piano editoriale - considerato
la spina dorsale del piano industriale al quale sta lavorando Masi - è
considerato strategico. Continuare a “riempire” le tre reti rischia di
portarle all’ingolfamento, mettendo a rischio gli investimenti
pubblicitari. Il lavoro dei “moschettieri”, contrariamente a quel che
si può pensare, non tralascia la radiofonia considerandola altrettanto
strategica. Al punto che una delle novità riguarda la trasmissione dei
programmi sull’I-phone, in modo da poter ricevere il segnale in tutto
il mondo.
Accanto alle tre sorelle, ci sono 10
cugine sulle quali la Rai ha deciso di puntare per far crescere la
famiglia digitale. Con un investimento tutto sommato contenuto, si
parla di una cifra che oscilla fra i 5 e i 10 milioni per canale, la
Rai punta a mantenere una percentuale di ascolto del gruppo pari al
42%. Il resto dell’offerta è dato da Rai 4, definito il canale
“incubatore” della tv di Stato, che non avrà né informazione né sport,
ma produzioni proprie.
Piccoli ma in crescita
Rai 5 Movie, invece, esaudirà il
gusto dei telespettatori più sofisticati, con film e fiction, mostre e
rassegne cinematografiche e retrospettive sulle grandi produzioni della
Rai, a partire da quelle storiche. Rai 6 Extra sarà, invece, il fiore
all’occhiello della Rai, puntando tutto sullo stile italiano, con una
particolare attenzione al mondo della moda e della cultura. Il cuore e
il cervello saranno a Milano, assieme a Rai 4 e Rai sport 2, anche se
il destino di Extra potrebbe essere quello di diventare il canale
dell’Expo del 2015.
Rai Storia, l’altra perla
dell’offerta digitale partorita da Giovanni Minoli, avrà la sua casa
base a Napoli. Nel capoluogo partenopeo verranno concentrate anche le
altre produzioni di carattere culturale, nella logica della
suddivisione delle competenze: giovani a Torino, moda “made in Italy” a
Milano, informazione e intrattenimento a Roma, cultura e storia a
Napoli. Il lavoro più oneroso sarà a Roma, dove Rai News 24 dovrà
essere completamente ripensata. Così com’è, oltre a non assolvere alla
sua mission, rischia di abbassare il livello degli ascolti. Infine i
canali settoriali in senso lato. Da Torino partiranno Yo Yo, cartoon
per i bambini, e Rai Gulp, fiction e film per gli adolescenti.
Completano il quadro Rai Sport Uno e Due. La seconda rete sportiva sarà
gestita dalla sede di Milano, mentre la prima resta a Roma. Con la
soluzione del doppio binario la Rai eviterà, finalmente, di sporzionare
i grandi eventi e le manifestazioni internazionali sulle varie reti.
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